INTRO lucabacchetti

Profondo conoscitore musicale, attento al nuovo, con la capacità di valorizzare il bello italiano ma con un occhio sempre rivolto all’estero (dove è conosciuto e molto apprezzato). Luca Bacchetti è il super-ospite del This Is Not Party sabato 10 marzo, in una delle serate più attese della stagione 2018. Creatore dell’etichetta ENDLESS, un nome che si è trasformato presto in un luogo virtuale simbolico dove scambiarsi competenze e capacità musicali. Originario di Pieve Fosciana (Castelnuovo di Garfagnana, Lucca, Toscana), è uno dei produttori e DJ italiani più apprezzati al mondo, suonando addirittura in oltre 80 Paesi.

Quest'anno festeggia già un quarto di secolo di successi con 25 anni di tour. Per celebrare quest'occasione, Bacchetti ha pensato di realizzare un album elettronico con la collaborazione di musicisti jazz come il pianista Stefano Onorati e il trombettista Andrea Guzzoletti (oltre ad altri ospiti). Le registrazioni si sono svolte vicino alla sua città natale, presso il Centro turistico internazionale Il Ciocco (luogo dove nel 1984 è nata VideoMusic, la prima tv musicale in Europa): un ritorno alle origini ma sempre con uno sguardo al futuro.

  • Ciao Luca e benvenuto al This Is Not Party. Suonerai il 10 marzo, cos'hai preparato per il nostro pubblico?

“Sono molto felice di venire a Varese, ogni gig e' unica, non credo di aver fai fatto un set uguale in vita mia, in quel senso sono molto istintivo, spero di portare buona energia di farvi stare bene”.

  • Quali sono i traguardi più recenti e di cui sei maggiormente orgoglioso?

“Recentemente con un’app che ti dice quanta parte di mondo hai visitato, ho realizzato di essere stato in più di 90 Paesi…non sono mai stato un collezionista, ci tengo a dirlo, per me al centro c'è sempre la musica, che fortunatamente in questi 15 anni è stata sempre ben accolta dal pubblico, ma ovvio che quel numero mi ha meravigliato, la consapevolezza di aver portato la mia musica in così tanti Paesi e' anch'esso una conseguenza piacevole che non avevo contemplato, è successo”.

  • Ci racconti i tuoi esordi nella musica?

“Ho iniziato a suonare la tromba e poi il clarinetto all'età di 7/8 anni, poi a 14 anni la folgorazione con l'hip hop, la radio ed il mondo del DJing, li ho capito quale fosse per me il rapporto con la musica. Sono un DJ che diventa produttore e che ha adesso cerca di chiudere un cerchio”.

  • Hai una lunga carriera e hai suonato davvero in tutto il mondo: c'è qualche set che ricordi con maggiore nostalgia?

“Nostalgia mai, bei ricordi si! Anche se la mia attenzione è sempre rivolta al futuro, la cosa curiosa e' che l'ultimo anno forse è stato il più intenso, l'anno in cui mi sono divertito più in assoluto. Se dovessi scegliere una città direi Beirut, che allo stato attuale è capace di mettere in crisi Londra o Berlino. Anche suonare al Burning Man è stata un esperienza intensa, unica".

  • Vorremmo sapere quali sono i tuoi gusti musicali oggi: cosa ascolta Luca Bacchetti?

“Ascolto molta elettronica e contemporary world music, anche se noto che anche il mio ascolto è diventato random, sono pochi gli album che mi incantano dall'inizio alla fine. Le poche volte che mi guardo indietro ascolto trip hop un genere a cui sono molto legato e che continua ancora oggi ad ispirarmi...anche se, in ogni posto che visito, cerco di scoprire o registrare cose nuove, in quel caso il mio lavoro assomiglia a quello di un rabdomante”.

  • C'è qualche artista (emergente o non) che ti piacerebbe segnalare?

“Recentemente ho ascoltato il nuovi dischi di Godblesscomputers e Avatism, italiani che stanno facendo cose molto belle. Poi mi piace moltissimo Jimi Jules”.

  • Parliamo del tuo nuovo album: hai convolto due grandi jazzisti, come vi siete conosciuti?

“La musica ti fa conoscere musicisti incredibili, Stefano Onorati è un pianista eccezionale che mi ha dato moltissimo anche sul piano dell'elettronica, Andrea Guzzoletti trombettista, siamo amici da sempre, Leo Di Angilla che ho conosciuto la scorsa estate è forse uno dei percussionisti italiani più bravi, anzi no togli il forse! Ho coinvolto anche dei musicisti Balinesi che hanno suonato il rindik in un pezzo. E' la prima volta che parlo di un lavoro ancora prima che sia uscito, sarà un album di elettronica molto vario, in cui c'e' tutta la mia voglia di fare un album che sia un ‘album’!"

  • Quali sono gli ingredienti in più che il jazz può regalare all'elettronica e viceversa?

“Il mondo 'accademico' (ma illuminato!) che incontra in questo caso la visione di un DJ è stimolante, ho spesso la sensazione di mettere insieme i musicisti e le persone come se fossero dischi che devono suonare bene insieme, operazione postmoderna in un certo senso, e' tutto a servizio della musica e così diventa più divertente la ricerca della sorpresa. Partire e non sapere la destinazione è forse la dimensione in cui vive un vero viaggiatore, questo disco è stato registrato un po' così, spero che riesca a dare questa sensazione”.

  • Tu che hai viaggiato ovunque hai deciso di realizzare l'album nella tua terra d'origine, è un ritorno alle radici?

“Non e' per niente una cosa nostalgica, più ti allontani dall'Italia e più ti senti Italiano, se all'inizio puoi anche detestare il tuo paese per via di certe sue dinamiche assurde, dopo che hai visto una bella fetta di mondo, le cose cambiano. Dopo l'esperienza, maturi una consapevolezza…e la consapevolezza ti dice che essere Italiani è una cosa bella, ed io sono Italiano al 100% e la sensibilità con cui faccio musica pure. Ci sono molte cose da migliorare in questo paese, ma al tempo stesso esempi straordinari, cerco di tenere al centro della mia attenzione questi ultimi e di svolgere al meglio il mio lavoro. Con i musicisti ho voluto registrare volutamente ad il Ciocco, in Toscana, immersi nella natura, e credimi lei fa una grossa parte all'interno di questo disco”.

  • In questo momento della tua vita che cosa vuoi trasmettere con la tua musica?

“La musica oltre che farti star bene dovrebbe trasmetterti un senso di libertà, non ho mai accettato i compromessi che, ad un certo punto, può sottoporti questo mercato, ho fatto un reset quando mi sono trovato a quel bivio, preferendo essere libero, li e' nata ENDLESS”.

  • Come mai un personaggio di livello come te viene maggiormente chiamato all'estero rispetto che in Italia? Credi che sia una questione di musica e stile oppure all'estero sono più avanti?

“Ho una teoria tutta mia. Con tanta arte e bellezza l'Italiano è abituato al massimo dal punto di vista artistico ed estetico…è viziato, perciò credo che ricerchi continuamente qualcosa di diverso…forse nasce qui l'esterofilia. Un po' come il lui che possiede la Ferrari che ad un certo punto gli prende la fissa di girare in 500 e ci prende gusto! Se ci penso bene, io, idealmente, ho sempre avuto la 500 sotto il mio sedere! Non abbastanza figo per gli Italiani, ma interessante per il resto del mondo. Lo so è strano, la domanda non dovrei rigirarla a voi che mi avete invitato, dovremmo piuttosto rigirarla a loro. Da un punto di vista musicale, l'Italia ha grandi artisti, immensi, ma pochi club con una direzione musicale illuminata, molti ripetono il solito cliché da anni e sono incapaci di dialogare con il nuovo, la percentuale uomini/donne sui dance floor parla da sola. Non ci sono scuse, è la musica che comanda”.

  • Puoi descriverci qualche synth-hardware che utilizzi durante le tue produzioni in studio?

"Dipende, quando ho bisogno di un suono analogico Moog Sub 37, Arturia Maxibrute, modulari vari, Prophet 5... diverse drum machine, anche se nei nuovi lavori cerco di utilizzare il più possibile software e cercare di essere più contemporaneo possibile”.

  • Com'è il tuo workflow, il tuo processo di produzione? Utilizzi forme preimpostate o lasci spazio alla creatività?

“Assolutamente spazio alla creatività, posso avere un idea ma lascio sempre le porte parte, non sai mai quello che può succedere. La prima fase la chiamo “la parte della sofferenza” in senso buono, è un parto.. quando sento che ho gli tutti gli elementi inizio a lavorare sull'arrangement..qui è divertimento, poi il mixing, che è una fase che mi appassiona sempre di più”.

  • Abbiamo visto che sei andato al "Burning Man", ci descrivi la tua esperienza in questo grande evento? In quali stage hai suonato?

“Ho suonato a Robot Heart, White Ocean e Monkey Love. Il momento più intenso è stato quando mi sono ritrovato a suonare su di un art car, mentre l'uomo (la grande opera di legno che sta al centro di Black Rock City) stava bruciando...mi sono sentito parte di qualcosa di epico, una specie di colossal, 70.000 persone, la musica aveva il pathos perfetto, mi vengono i brividi se ci ripenso”.

  • Il prossimo album sarà elettronico: come mai hai fatto una virata rispetto ai suoni precedenti? C'è qualche altra sorpresa che ci "nascondi"?

“Non sono mai contento, forse un mio difetto, non mi piace ripetermi, è anche un modo per mettermi alla prova, ho atteso questo momento perché sapevo che ci vuole maturità per fare un album. Per me, farlo per il solo gusto di poterlo dire, non avrebbe mai avuto un senso. Le sorprese? sono sorprese giusto? : )”

Vesna Zujovic

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